Pieve Santo Stefano, in breve
Pieve Santo Stefano (La Piève in dialetto locale, e anticamente Suppetia) è un comune italiano di 2 963 abitanti della Valtiberina, nella provincia di Arezzo.
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Ritrovamenti presso i siti de' La Consuma e del Poggiolo della Madonnuccia testimoniano una presenza dell’uomo nel territorio sin dal neolitico e dall'Età del Bronzo, mentre di epoca etrusca sono quelli del sito archeologico di Tizzano. In epoca romana diventa un importante centro di raccolta e spedizione del legname proveniente dai boschi della Massa Trabaria, inviati a Roma tramite fluitazione, e impiegati nella costruzione di edifici civili, religiosi e di imbarcazioni. Si diffondono in grande numero piccoli insediamenti, vici e fattorie, localizzati principalmente nella parte sud del comune. Il primo nucleo abitativo prende il nome di Suppetia, o Sulpitia.
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Collegiata di Santo Stefano: conserva, tra altre opere, una Assunzione di Maria tra Santi; San Sebastiano alla colonna. Bottega di Andrea Della Robbia. Santuario della Madonna dei Lumi Eremo di Cerbaiolo Eremo della Madonna del Faggio Mignano (Castello) Chiesa di Sant'Andrea della Torre Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Valsavignone: Madonna con Bambino tra i Santi Pietro e Clemente Papa, bottega Della Robbia.
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Il 25 agosto del 1867 il poeta Giosuè Carducci compone a Pieve Santo Stefano l’ode Agli amici della Pieve, poi divenuta Agli amici della valle Tiberina, che finirà nella raccolta "Giambi ed epodi", insieme al famoso epodo Per Eduardo Corazzini, patriota garibaldino pievano morto per le ferite riportate nella battaglia di Mentana del 1867. Soldato semplice del 19º Reggimento di fanteria impiegato nel Carso, il poeta Giuseppe Ungaretti era solito trascorrere i brevi periodi di licenza presso l'abitazione dell'amico commilitone Carlo Piccioli, a Pieve Santo Stefano. Da lì, a fine luglio del 1917, raggiunge l'amico Giovanni Papini, che lo avrà ospite nella sua villa di Bulciano.
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Istituto Omnicomprensivo "Amintore Fanfani – Alberto Maria Camaiti” Asilo Nido "Il Piccolo Re dei Fiori" Sezione Primavera “I Cuccioli” Scuola dell’Infanzia “Poggiolino delle Viole” Scuola Primaria “Carlo Salvetti” Scuola Secondaria di I Grado “C.T. Crudeli” Istituto Tecnico Agrario “A.M. Camaiti” Istituto Professionale Forestale “A.M. Camaiti” Archivio Diaristico Nazionale Piccolo museo del diario Fondazione Archivio Diaristico Nazionale (occupa il primo posto nella classifica delle Istituzioni Culturali di rilievo regionale nel quinquennio 2018-2022, a pari merito con l'Accademia della Crusca, il Gabinetto Scientifico letterario G.P.
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I piatti della tradizione culinaria pievana sono tutti di origine contadina, una cucina cosiddetta “povera”. Ne fanno parte: : - il raviolo di patata fritto (patate, farina, uova, formaggio, sale, noce moscata, ricotta) - la panina (pane arricchito preparato con uova, farina, uvetta, unto di maiale, sale, pepe, lievito di birra, zucchero). - l'uovo strapazzato al fungo prugnolo (prugnoli rosolati con aglio e olio, uova appena sbattute, sale). - la frittata di vitalbe (cime di vitalbe, olio, burro, uova, sale). - la ciaccia con la ricotta (schiacciata preparata con farina, unto di maiale, sale, pepe, ricotta). - il baldino (dolce fatto con farina bianca, latte, olio, sale, scorza di arancia grattugiata, zucchero).
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Gli indicatori ISTAT di fine 2011 segnano un tasso di disoccupazione comunale al 7,1%, a differenza dell'8,1 toscano e dell'11,4 italiano. L'incidenza occupazionale nel settore agricolo si attesta al 9% del totale degli occupati (12,6% nel 1991), nel settore industriale al 33,7% (39,9% nel 1991), nel settore terziario extracommercio al 38,1% (31,4%nel 1991) e nel settore commercio al 19,3% (16,1% nel 1991). La mobilità occupazionale fuori dal comune di residenza è del 50,1%, su un valore nazionale dell'85,7%. Quella della lavorazione al tombolo è un’arte profondamente radicata nella cultura pievana, un tempo praticata per le vie del paese, come momento sociale, e anche in sede privata, per finalità economiche.
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Con i suoi 155 chilometri quadrati è per estensione il terzo comune della provincia di Arezzo. Confina a nord con il comune romagnolo di Verghereto, ad ovest con i comuni di Chiusi della Verna e Caprese Michelangelo, ad est con quello di Badia Tedalda e a sud con quelli di Anghiari e Sansepolcro. Il nucleo storico si insedia su un bacino naturale tracciato dalla confluenza del fiume Tevere e del torrente Ancione, a 433 metri di altitudine, e si divide principalmente in quattro "Rioni": Centropaese, Ponte Vecchio, Ponte Nuovo e Rialto. Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003 Classificazione climatica: zona E, 2297 GR/G Diffusività atmosferica: media, Ibimet CNR 2002 Dati:https://www.sir.toscana.it/
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